Addio a Tettamanzi, pastore col cuore in mano

Avvenire.it – Milano, 05 Agosto 2015. Dopo una lunga malattia è morto stamani il cardinale Dionigi Tettamanzi, arcivescovo emerito di Milano. Aveva 83 anni. Il decesso è avvenuto attorno alle 10.30 presso Villa Sacro Cuore di Triuggio dove Tettamanzi si era ritirato quando aveva lasciato la guida pastorale dell’arcidiocesi ambrosiana il 28 giugno 2011. Fu pastore anche ad Ancona-Osimo e Genova. Per 4 anni fu segretario generale della Cei.

L’articolo originale completo è disponibile su avvenire.it all’indirizzo: http://www.avvenire.it/chiesa/pagine/e-morto-il-cardinale-dionigi-tettamanzi



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Il Veneto rinuncia all’addizionale Irpef per finanziare la Pedemontana. 

(ANSA) – VENEZIA, 17 LUG. Lo ha deciso il consiglio regionale che con 26 voti a favore (Lega Nord – Lista Zaia – Fi – SiamoVeneto- Fdl-An Mcr Gruppo Misto) e 17 contrari (Pd-Amp-Art.1 Mdp- M5S- Area Popoalare-Veneto del Fare – Lista Tosi-Veneto civico) con votazione nominale dopo la chiamata dei 43 consiglieri presenti in aula ha approvato il Pdl 251 di iniziativa della Giunta regionale di Variazione del Bilancio. Si tratta del provvedimento con il quale, tra l’altro, si rinuncia all’applicazione dell’Addizionale Irpef per finanziare la conclusione della Sis Pedemontana.

L’articolo originale è disponibile qui: http://www.ansa.it/veneto/notizie/2017/07/17/addizionale-irpef-non-finanziera-opera_e7c77abe-e75a-41a9-bc1c-b8b493468d1e.html


Comunicato della Sala Stampa della Santa Sede, 13.07.2017 [B0487]

Il Tribunale dello Stato della Città del Vaticano ha provveduto alla notifica agli imputati e ai loro avvocati della richiesta di rinvio a giudizio presentata dall’Ufficio del Promotore di Giustizia a conclusione della fase istruttoria del procedimento in corso per la distrazione di fondi della Fondazione Bambino Gesù e del conseguente Decreto di rinvio a giudizio, emesso dal Presidente del Tribunale in data 13 giugno 2017.

Richiesta di rinvio a giudizio

Pubblichiamo qui di seguito la parte dispositiva della richiesta, firmata dal Promotore di Giustizia, Prof. Avv. Gian Pietro Milano, e dal Promotore di Giustizia Aggiunto, Prof. Avv. Roberto Zannotti:

IL PROMOTORE DI GIUSTIZIA

visti gli artt. 353, 355 e 359 c.p.p., chiede all’Ecc.mo Signor Presidente del Tribunale di emettere a carico di:

 Giuseppe PROFITI

 Massimo SPINA

decreto di citazione a giudizio per il seguente reato:

art. 63, 168 cod. pen., perché, in concorso tra loro, il primo (Profiti) nella qualità di Presidente della Fondazione Bambino Gesù e il secondo (Spina) nella qualità di tesoriere della stessa Fondazione, entrambi pubblici ufficiali, hanno utilizzato in modo illecito, a vantaggio dell’imprenditore Bandera, denaro appartenente alla Fondazione Bambino Gesù, denaro del quale entrambi avevano la disponibilità in ragione delle funzioni dagli stessi ricoperte. In particolare sono stati pagati per fini completamente extraistituzionali Euro 422.005,16, utilizzandoli per effettuare lavori di ristrutturazione edilizia di un immobile di proprietà del Governatorato, destinato a residenza del Segretario di Stato emerito, per avvantaggiare l’impresa di Gianantonio Bandera.
Reato commesso nella Città del Vaticano, dal novembre 2013 al 28 maggio 2014.

* * *

Decreto di rinvio a giudizio

A seguito della richiesta di rinvio a giudizio presentata dal Promotore di Giustizia, il Presidente del Tribunale della Città del Vaticano, Prof. Giuseppe Dalla Torre, ha emesso il Decreto in cui ordina la citazione dei Signori Giuseppe Profiti e Massimo Spina e ha stabilito la seguente composizione del collegio giudicante: Prof. Avv. Paolo Papanti-Pelletier, Presidente; Prof. Avv. Venerando Marano, Giudice; Prof. Avv. Carlo Bonzano, Giudice.

Con successivo Decreto del 16 giugno 2017, il Presidente del collegio giudicante ha ordinato la citazione dei Signori Profiti e Spina per la prima udienza, fissata per il 18 luglio 2017, alle ore 10:00, avvertendo che non comparendo saranno giudicati in contumacia. Contestualmente, ha fissato le ore 12:30 dell’11 luglio 2017 come termine ultimo per proporre le prove a difesa, riservandosi di emettere successivi provvedimenti per la citazione dei testi.

Il comunicato originale emesso dalla Sala Stampa della Santa Sede è disponibile qui:

http://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2017/07/13/0487/01081.html


Santa Messa a suffragio di S.E. Mons. Zygmunt Zimowski – martedì 11 luglio 2017 ore 17

Riceviamo dalla Segreteria Nazionale AMCI il seguente comunicato:

A nome del Presidente Nazionale Prof. Filippo Maria Boscia, vi comunichiamo che martedì 11 luglio alle ore 17,00 si terrà una Santa Messa a suffragio di Mons. Zygmunt Zimowski, come da   messaggio allegato  di Mons. Jean Marie Mupendawatu: 

Si comunica che, in occasione del primo anniversario del decesso di S.E. Mons. Zygmunt Zimowski, Presidente dell’ex Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari (per la Pastorale della Salute), a suffragio della Sua eletta anima, sarà celebrata una Santa Messa nella Chiesa di Santo Spirito in Sassia (Largo Ildebrando Gregori), martedì, 11 luglio – alle ore 17.00.  La Celebrazione eucaristica sarà presieduta da Sua Eminenza il Cardinale Paolo Sardi, che terrà anche l’Omelia. Si ringraziano sin da ora tutte le persone che saranno presenti al Sacro Rito. A coloro che non potranno partecipare alla Santa Messa, si chiede di unirsi spiritualmente, per ricordare e condividere la figura di S.E. Mons. Zimowski, invocando grazie e benedizioni.

Per coloro che desiderano concelebrare, si prega di portare camice e stola bianca. 

Informo inoltre che durante la settimana corrente mi recherò in Polonia, insieme all’Officiale Mons. Dariusz Giers, in occasione del Pellegrinaggio Nazionale dell’Associazione “Apostolato dei Malati”, tanto caro al compianto Arcivescovo Presidente, che avrà luogo al Santuario Nazionale della Beata Maria Vergine, Regina della Polonia a Jasna Gora (Czestochowa) il 6 luglio p.v. 

Questa circostanza ci permetterà di recarci anche a Radom, ove S.E. Mons. Zimowski è stato Vescovo residenziale per sette anni, per celebrare la Santa Messa e pregare sulla sua tomba, collocata nella cattedrale della città.

Grato per l’attenzione, colgo l’occasione per inviare distinti saluti.


Mons. Jean-Marie Mupendawatu

Già Segretario dell’ex Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari

(per la Pastorale della Salute)”

REGIONE VENETO ED AUMENTO ADDIZIONALE IRPEF: UNA MANOVRA AL BUIO. I MANAGER RICORRONO AL TAR. 

L’addizionale Irpef deliberata per garantire i costi di completamento della costruzione della superstrada Pedemontana Veneta è l’esempio di come la politica consideri i cittadini sudditi e non paghi per le sue responsabilità.

La travagliata vicenda della costruzione della Superstrada Pedemontana Veneta (SPV) è un significativo esempio di come gli errori della politica spesso si traducano in vessazioni ai danni dei cittadini. Fino dall’agosto del 2001 lo Stato delegò alla Regione Veneto la competenza sulla realizzazione dell’opera. Dopo alterne vicende, tra cui una procedura d’infrazione da parte dell’Unione Europea ed infiniti ritardi, il costo dell’infrastruttura è lievitato a circa 3 miliardi di euro. Questo stratosferico aumento del budget necessario a finanziare i lavori è stato causato in primo luogo da previsioni errate e sottostimate del flusso di mobilità ed in secondo luogo da un insufficiente project financing a supporto dell’opera, che, nelle intenzioni della Regione, doveva consentire di far pagare la Superstrada attraverso i pedaggi solo agli utilizzatori.

La soluzione adottata dalla Regione è stata quella di stravolgere, quindi, questo solenne impegno per garantire il “riequilibrio finanziario” ed è stato deciso di addossare su tutti i cittadini veneti con un reddito superiore a 2.300 euro lordi mensili gli oneri necessari ad evitare l’attuale situazione di stallo. In soldoni questo si tradurrà in un balzello variabile mediamente da 200 a 1000 euro per l’anno 2018, che, sommandosi all’addizionale IRPEF ordinaria, comporterà un esborso complessivo da 700 a 2000 euro per i redditi tra 40.000 e 90.000 euro. In quest’assurda maniera, la Regione conta di rastrellare i circa 220 milioni di euro che serviranno per pagare la rata di ammortamento annuale del mutuo regionale a contributo in conto costruzione dell’opera stradale.

Contro quest’aumento addizionale IRPEF voluto dalla Regione, le associazioni dei manager aderenti a C.I.D.A (Confederazione Italiana Dirigenti e Alte professionalità) VENETO, hanno promosso un ricorso presso il TAR Regionale.

Si tratta di una forte azione giudiziaria di contrasto verso una misura fiscale di scopo chiaramente illegittima, oltre che iniqua, destinata per il prossimo anno a colpire ampie fasce di cittadini, soltanto a reddito I.R.P.E.F..

Lo Studio Legale Associato dell’avv. amministrativista Primo Michielan di Mogliano Veneto (TV), al quale si sono affidate le Associazioni dei dirigenti, ha contestato la delibera del Consiglio Regionale Veneto n. 44 del 29 marzo 2017 di aumento dell’addizionale I.R.P.E.F. sotto diversi profili di criticità, quali: la violazione dei principi fondamentali di eguaglianza tra persone fisiche e quelle giuridiche; di progressività dell’imposizione fiscale; di razionalità del sistema tributario nel suo complesso diversificato per tutti gli scaglioni di reddito, stabiliti dallo Stato e non solo per tre scaglioni, come fissato dalla Regione; nonché di economicità dell’azione amministrativa e di mancato accollo in capo alla concessionaria S.P.V. del rischio d’impresa.

Poiché questo aumento tributario è stato normato con la L.R. del 06.04.2017 n. 9, pure è stata sollevata l’incostituzionalità della tassa I.R.P.E.F. che, se dovesse essere inopinatamente applicata, costituirebbe un pericoloso precedente anche contro il divieto europeo dell’aiuto di Stato alle imprese private.

Sul piano del metodo è, inoltre, censurabile che, dopo aver disperso ricchezza, anziché crearla, la Regione non abbia sentito l’obbligo di effettuare almeno una consultazione preventiva delle parti sociali rappresentative di quei cittadini che intendeva tartassare. Gli amministratori pubblici devono comprendere che non si può promettere un’infrastruttura inizialmente finanziata dai privati, per poi farla pagare in corso di completamento ai cittadini. La buona politica è quella che valuta i progetti sulla base della loro fattibilità economico-finanziaria. Il project financing, se correttamente adottato, avrebbe dovuto minimizzare le risorse pubbliche, impegnate ora per oltre 915 milioni di euro come contributo pubblico e non far ricadere sul cittadino i costi degli errori iniziali della Regione che li amministra.